Le rivoluzioni artistiche di fine Ottocento

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Prosegue il viaggio nel mondo dell’arte dell’Associazione Culturale Epicentro in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Leno. In questa nuova puntata affronteremo le rivoluzioni artistiche di fine Ottocento guidati come sempre dalla professoressa Cinzia Zanetti.

Gli incontri saranno strutturati in modo da presentare l’arte di fine Ottocento attraverso le esperienze degli artisti francesi e italiani.
Si partirà dal profondo antiaccademismo e dal desiderio di staccarsi dalle tendenze romantiche che diede vita ad una nuova generazione di pittori, portatori di ideali fortemente rivoluzionari.
Il termine realismo è molto generico e indica solitamente ogni movimento artistico che sceglie la rappresentazione fedele della realtà. Il realismo francese della seconda metà dell’Ottocento non si discosta da altri tipi di correnti realiste. In questo caso la scelta ebbe però un preciso significato culturale e ideologico: rappresentare la vera condizione di vita delle classi lavoratrici senza nessuna trasfigurazione che mascherasse i reali problemi sociali.
Protagonista principale del realismo pittorico francese è soprattutto Gustave Courbet. La sua pittura produsse un grande impatto su quel panorama artistico francese che considerava ancora l’arte il luogo nobile di fatti epici e grandiosi. Courbet propose invece quadri i cui soggetti erano gente povera, semplice, brutta. Questa scelta di Courbet ebbe un effetto provocatorio e polemico proprio perché aveva l’obiettivo di imporre al pubblico dell’arte, fatta di grandi borghesi, la descrizione di quelle sofferenze delle classi inferiori, la cui colpa era socialmente imputabile proprio agli interessi della grande borghesia. Inutile dire che l’arte di Courbet non ricevette una accettazione entusiastica.
Analoga sorte fu riservata a Daumier, la cui spietata critica sociale e politica, realizzata con litografie caricaturali, gli procurò notevoli problemi. Maggior accettazione ebbe invece il realismo di Millet, la cui rappresentazione di un mondo rurale, dai caratteri ancora idilliaci e romantici, non infastidiva gli interessi della grande borghesia del tempo.
Nel fenomeno del realismo va anche considerata l’esperienza pittorica della scuola di Barbizon. Con tale termine si intende un gruppo di pittori, di cui il principale è Theodore Rousseau, che dal 1835 in poi si riunirono in un paesino chiamato Barbizon, nei pressi di Fontainebleau. Questa scuola pittorica produsse soprattutto paesaggi e contribuì a superare il vedutismo settecentesco in nome di una maggiore sincerità di rappresentazione. E tra i pittori francesi che più hanno rinnovato la pittura di paesaggio deve essere considerato soprattutto Camille Corot, la cui capacità di cogliere il vero nella visione di paesaggio ne fa uno dei più grandi vedutisti di tutti i tempi. La pittura di paesaggio di Corot fu molto conosciuta in Italia, anche per via dei numerosi viaggi che il pittore fece nella nostra penisola, influenzando la maggior parte dei pittori italiani dell’Ottocento.
In Italia non esiste un movimento realista come quello sorto in Francia. Tuttavia, dopo il 1850 si iniziarono a manifestare fermenti vari, in concomitanza con la diffusione del positivismo, che produssero una maggiore attenzione alla descrizione scientifica ed obiettiva della realtà. Tra queste varie tendenze più o meno embrionali di realismo la più omogenea e definita appare quella dei pittori Macchiaioli, in particolare attraverso le opere Fattori e di Pellizza da Volpedo.

Il programma delle serate prevede:
16 Marzo: COURBET e il Realismo francese
23 Marzo: DAUMIER e MILLET e gli umili
30 Marzo: COROT e la scuola di Barbizon
6 Aprile: Le esperienze italiane di PELLIZZA DA VOLPEDO e FATTORI

Gli incontri si svolgeranno presso la Biblioteca Civica di Leno in via Martin Luther King 13 alle ore 21.

Per informazioni è possibile scrivere a associazioneepicentro@yahoo.it o telefonare alla Biblioteca di Leno al numero 0309067509.

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